Nella mia esperienza di sostegno verso le persone che si rivolgono a me in momenti particolari della loro vita, trovo che la confusione tra separazione fisica e libertà emotiva sia uno dei temi più sensibili, insieme ad un altro tema: il valore del tutto esagerato, o poco consono, dato a pseudo amicizie superficiali e per lo più solo virtuali.

Separazione e vicinanza virtuale di facile accesso, sono i falsi miti e falsi vantaggi della società moderna che danno sostegno alla fuga (che sia fisica o interiore), più che al far davvero fronte al ‘computo dei rapporti’ (Nagy, Spark, 1988). I rapporti famigliari e sociali, con i loro complessi processi, sono di fatto interconnessi, ma mi pare che attualmente si enfatizzi/incoraggi più una fuga, attraverso la negazione di problemi di fondo. quali l’incapacità di confronto relazionale, che la fatica dell’analisi.

Le possibilità di grande mobilitazione fisica e di comunicazione attraverso i mezzi di massa, portano ad avvalorare il successo mediante l’adattamento o, appunto, la fuga verso l’’altro da se’, concetto ben lungi dall’essere compreso dalla massa.

La cultura occidentale inoltre, ci appare come una lunga lotta continua dove il singolo combatte per la propria libertà dal potere di schiacciamento degli oppressori; di per se, vista così, sembrerebbe un cosa ‘giusta’; una visione questa nutrita dai miti greci che ci hanno tramandato le prime definizioni di singolo quale ‘eroe che fa fronte a sfide spesso insuperabili’ che, se anche lo vedono soccombere, diventa di fatto ispirazione per le generazioni future, con il messaggio del sapersi imporre alla storia in modo eroico e sacrificale. A questo punto chi accetta passivamente cede la singolarità, diventa massa e come tale fuori dal ricordo e dal riconoscimento: dall’altra la separazione fisica e la fuga dalle situazioni non libera realmente chi fugge dalla radice del problema sia famigliare o sociale, ancor meno si può risolvere la tirannia dai propri obblighi eliminando e/o scappando da colui/lei a cui essi sono ‘dovuti’.

La fuga, che sia di massa o singola, porta in se un insopprimibile caos  in tutti i livelli di rapporti, paralizza in abbandoni incolmabili, sensi di colpa, personali ed esistenziali insopportabili; a questo punto nessun terapeuta, leader, politico o altro potrà mai sostenere e guidare un situazione cosi spinosa solo appellandosi alla tecnica, seppur molto professionale, creando sì ordine ma artificiale che non porta alla liberazione e alla crescita dell’individuo; e questo sia che si tratti di comunicazione,  insegnamento, direzione od altro.

Appare qui necessaria la forza empatica come prima possibilità di connessione a quella parte sommersa fatta di dolore, abbandoni, inconsapevole attacco e fuga, che crea eroi non richiesti ed esempi sacrificali quasi sempre dal risultato funesto. E questo esige di più sia da chi da sostegno che da chi lo chiede; esige il riconoscere che la singolarità è tale solo nella pluralità, che la famiglia, il sociale, le nostre radici, sono la base necessaria ed ineludibile di ogni possibile azione; esige riconoscere che la vera misura dell’emozione umana  non è l’intensità del ‘solo momento’, delle concomitanti affettive o fisiologiche (del tutto subito al massimo e magari chiuso in me stesso e virtuale..) ma la rilevanza del contesto interpersonale, che è un dato ‘non misurabile’ quindi sfuggevole, una  dinamica da ‘sentire’ , da guardare con occhi nuovi, dove restare senza fuggire, senza abitudine vuota alle immagini del ‘dolore degli altri’.  Aprire e non chiudere, stare non fuggire, vedere, guardare per cambiare, unione e non divisione.

Per concludere questa breve riflessione è solo quando entro in empatia non invasiva con i miei clienti che inizia la vera avventura…. qualunque ne sia la radice sappiamo entrambi che ne nascerà comunque qualche cosa di buono.

#empatia #massa #eroe#cambiare